DOVE ERAVAMO RIMASTI?
Direi di incominciare dal primo giorno delle mie tanto agognate ferie.
Maria tornava da Roma e finalmente avremmo trascorso 15 giorni insieme. Quella sera eravamo invitati al matrimonio di un amico e così uscimmo di casa verso le 21. La serata fu piacevole fino all'una, quando vidi sul display del telefonino la telefonata della mia vicina di casa, davvero strana, sopratutto per quell'ora. Mi misi in allarme, ma già intuivo il motivo della telefonata: era appena rientrata a casa e l'aveva trovata sottosopra dopo una visita dei ladri. Sporgendosi dalla finestra aveva visto che anche le mie imposte erano rotte e che evidentemente erano entrati anche da me. Recuperai velocemente Maria, che intanto chiaccherava con delle amiche e fuggimmo, senza neanche salutare, dalla festa. Durante il tragitto cercai di fare mente locale su ciò che ci poteva essere stato sottratto, ma non riuscii a pensare a nulla di specifico, il senso di violazione e di impotenza fu più forte e prevalse. Dopo una ventina di minuti eravamo davanti casa e le luci spente (sono solito lasciarle accese come "antifurto") mi diedero l'ulteriore prova dell'intrusione di estranei. Intanto arrivavano i carabinieri chiamati dalla vicina, uno di loro mi accompagnò dentro casa. Aperta la porta vidi subito che tutte le diavolerie tecnologiche collegate al mio televisore non c'erano più, solo un ammasso di cavi che uscivano dal mio 32 pollici (evidentemente troppo pesante per essere trasportato), collegati al nulla, solo il decoder di sky con scheda annessa si era salvato (evidentemente sapevano che dal giorno dopo sarebbe servito a poco). Entrai in cucina, sul mobile dove solitamente stava la tv lcd (un paio di mesi di vita) era invece poggiato il cavo dell'antenna. Sul tavolo i resti di un banchetto: 2 bottiglie di limonata vuote che avevo lasciato piene dentro il frigo. La finestra della cucina era aperta, evidentemente erano usciti da li. Salimmo al piano di sopra e già dalle scale si intravedevano vestiti un pò dapertutto, d'istinto entrai in camera da letto: l'armadio era aperto, mancavano due orologi, anche il mio portafogli con dentro le carte di credito e 100 euro, che avevo lasciato a casa perchè troppo ingombrante per il taschino della giacca. Mentre mi guardavo intorno desolato, entrò Maria che con una faccia funerea mi disse: "Massimo, il computer...". Quella frase spezzata mi uccise. L'imac nuovo di zecca, che avevo cambiato solo pochi mesi prima non era più sulla scrivania. Anche lì un orribile vuoto, fatto di cavi che terminavano nel nulla. Tutte le mie foto, le mie canzoni, i miei pensieri non erano più miei. Nella stanza solo i vetri rotti della finestra frantumata dalla quale erano entrati.
Quando i carabinieri andarono via, abbracciai a lungo Maria. Poi iniziammo a fare mente locale su tutto ciò che mancava: telecamera, occhiali da sole, playstation, lettore dvd, due paia di scarpe comprate quel pomeriggio, un gioiello che dovevamo portare in Svezia pochi giorni dopo per la nascita della bimba di Simone e Margot. E questo portò a galla un altro problema: sul tavolo della cucina c'erano i biglietti del viaggio. Se i ladri li avessero visti (ed era altamente probabile) sapevano che la casa sarebbe rimasta incustodita per diversi giorni.
Nel frattempo gli amici chiamavano per avere informazioni e grazie a loro ottenni i numeri per bloccare le carte di credito.
La cosa peggiore di subire un furto è il senso di vulnerabilità. Dal momento in cui è accaduto sai che potrebbe risuccedere in qualsiasi momento, e ogni piccolissimo rumore che senti dentro ciò che prima ritenevi il tuo spazio inviolabile viene amplificato sino all'inverosimile. Anche la casa non sarà mai più la stessa, capita di vedere macchie sui muri o per terra mai viste prima, e chissa per quale strano motivo le riconduci sempre a quel terribile evento.
Cambiammo le lenzuola del letto e ci sdraiammo. Quella notte ovviamente non chiusi occhio.
Il giorno dopo mentre uscivo di casa per andare dai carabinieri per effettuare la denuncia, vidi in giardino il portafogli: dentro c'era tutto, dalle carte di credito (ormai bloccate), ai cento euro. Evidentemente era caduto al ladro mentre scavalcava le inferriate.
Il maresciallo dei carabinieri fu molto cortese, ci fece accomodare e redisse la denuncia. Quando seppe delle limonate trasalì: "Come?" disse, "i miei colleghi hanno visto le bottiglie e non le hanno prese in consegna?" Non preoccupatevi, domani verrà un mio collega per i rilievi". Poco dopo, venuto a sapere che ero a conoscenza del numero seriale dell'Imac mi disse che in teoria sarebbe stato possibile rintracciare il computer se questo fosse stato connesso alla rete internet ("ottimo" pensai io), ma che per questo ci sarebbe voluta un'autorizzazione del magistrato ("come non detto...").
L'indomani si presentò puntualissimo il collega del maresciallo, gentilissimo pure lui e anche molto simpatico. Guardò per un buon quarto d'ora le bottiglie in controluce senza trovare un'impronta chiara. Feci presente che vi erano delle chiare impronte sul comò della stanza da letto. La loro chiarezza era inconfutabile. Già mi vedevo dentro l'ultima puntata di CSI, quando le sue parole mi teleportarono in un istante da Las Vegas direttamente a casa mia: "Ora dobbiamo vedere se la macchina per rilevarle è disponibile. Sa in Sicilia c'è ne solo una e al momento è a Messina". (Ora non dico CSI, ma almeno "Distretto di polizia"... no eh?")
Sconsolato salutai il carabiniere che mi promise di contattarmi telefonicamente per una risposta.
Poi c'è stato il viaggio in Svezia, Valentina la figlia di Simone e Margot, è una splendida bimba, solo due
mesi di vita ma sempre attentisima a ciò che accade attorno a lei. E' stata la mia terza visita in Svezia ma mai avevo visto quei piccoli paesini fuori dai circuiti turistici: Stockevik (dove alloggiavamo e dove dormivamo con le porte di casa aperte), Smogen e tanti altri minuscoli centri, così belli da sembrare finti. Goteborg (appena in tempo per vedere Baldini entrare dentro lo stadio solitario nella maratona dei campionati europei di atletica) e Stoccolma (bellissimo il Vasamuseum, dove non ero mai stato) sono state altre immancabili tappe del nostro viaggio, dove ci siamo resi conto una volta di più di cosa significhi vivere in un posto civile, dove le regole vengono rispettate da tutti i cittadini, dove non esistono nè i Berlusconi, nè i Moggi, nè i furbetti del quartierino. Dove tutti pagano le tasse senza sotterfugi. Dove esiste un vero stato sociale che per i primi 18 anni di vita darà a Valentina 180 euro al mese.
A Roma veniamo accolti da un caldo sahariano. Da Ciampino riusciamo a raggiungere dopo mille difficoltà Termini. Cerchiamo di comprare i biglietti per prendere l'autobus che ci porterà a casa di Maria, ma un pò per l'ora (le 21) un pò per la data (18 agosto) è tutto chiuso. Ci affidiamo alle macchinetta che ci frega 3 euro, si avvicina un extracomunitario che ci vuole vendere dei biglietti, mentre li controlliamo vedo con la coda dell'occhio che un altro tipo (probabilmente il complice) tenta di sfilarci le valigie. Lo blocco e lui mi dice: " Ah è tua? Scusa...". In un attimo si volatilizzano entrambi. Mi guardo con Maria e sento crescere in entrambi una fortissima nostalgia della Svezia.
P.S. La telefonata del simpatico carabiniere, ovviamente, non è mai arrivata.
P.P.S. Grazie ad Antonio, Walter e Marco per essere stati presenti in quei momenti e a Maria per esserci sempre.
